Dicono di noi

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Il ‘capitale umano’ secondo Chiurlo

Da azienda “pesante” fornitrice di prodotti petroliferi, ad azienda “pensante” che offre multiservizi nel settore dell’energia e cresce investendo nella risorsa divenuta più importante: le persone.

Un concetto facile da affermare, ma non sempre facile da applicare. In questo senso, Chiurlo è un’azienda friulana storica che ha fatto dell’evoluzione la propria sfida quotidiana, il punto di vista privilegiato dal quale ricevere impulsi e restituire cambiamento, in un mercato – quello dell’energia – che ha conosciuto e sta ancora vivendo una profonda rivoluzione.

Quasi 120 anni di storia – 1901 è l’anno di nascita, 210 dipendenti e un fatturato consolidato che nel 2016 ha superato 108 milioni di euro, con un Ebitda a quota 6 milioni di euro (+ 17,16%). Quindici nuove figure professionali inserite nel management negli ultimi sei mesi, ma soprattutto, quattro unità di business riassunte in un unico gruppo: dagli storici prodotti petroliferi alla fornitura di luce e gas, dal maggiore distributore di oli lubrificanti del Nord-Est per arrivare fino ad aziende prettamente tecnologiche che si occupano di soluzioni per la gestione del calore e del risparmio energetico: Chiurlo rappresenta un unicum a livello nazionale.

Alberto Sartori – classe 1967 e amministratore delegato dell’impresa guidata dalla famiglia omonima – parla di un cambiamento pensato e pianificato, in cui le persone hanno svolto un ruolo chiave: “Il passaggio da azienda di prodotti petroliferi ad azienda multiutility – spiega Sartori - ha avuto un livello di complessità importante; i risultati positivi ci danno ragione, anche rispetto agli ingenti investimenti fatti nell’innovazione dei processi gestionali e nelle figure manageriali”.

 

Lontani i tempi delle autocisterne che trasportavano “semplicemente” carburante, oggi Chiurlo investe in formazione – interamente finanziata dall’azienda – e condivide il successo con i dipendenti, per i quali il turnover è praticamente inesistente e il cui livello di soddisfazione lavorativa è verificato due volte all’anno, per individuare criticità eventuali, ma soprattutto margini di miglioramento.

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